Il senso di RETE LIBERAL
Il nostro movimento vuole affermare nella società civile e nelle istituzioni rappresentative 4 principi: libertà, identità, democrazia, federalismo. Questo riportando l'azione politica alla base, cioè nei comuni, mattoncino indispensabile della piramide istituzionale. Con RL diamo una casa comune a gruppi civici che, forti a livello locale, sono deboli e spaesati a livello nazionale. Proprio perché scoordinati tra loro sono facilmente aggirabili dal potere centrale in tutte le battaglie in difesa dei cittadini.
Lo stesso tentativo di omologare tali forze nelle 2 aree centro-destra e centro-sinistra non è altro che un abile mossa per dividerle e porle in contrasto fra loro. L'esperimento della lista civica nazionale, nell'area al confine fra girotondi e dipietristi, ne è un triste esempio. Ma un rassemblement di liste civiche e movimenti quale causa può servire?
Intanto quella della difesa della libertà individuale e delle imprese dalle aggressioni portate da tentacoli dello stato eterodiretti dai poteri forti: multinazionali, banche/assicurazioni, enti pubblici, società delle comunicazioni e dell'energia. Tali poteri sono ben installati sia a Roma che in Europa.
Nel primo caso ci riferiamo al PD, esso stesso un potere forte, in quanto proprietario, tramite fondazioni e società di comodo, delle COOP, Monte Paschi Siena, Unipol, ecc.
Nel secondo caso pensiamo alle multinazionali che controllano il potere di Roma con le loro lobbies, saldamente installate a Bruxelles. In tutto questo il PDL appare debole nella difesa delle piccole imprese e del popolo delle partite IVA, che pure ne costituivano il blocco elettorale e sociale di riferimento.
Riteniamo pertanto che un iniziativa che parta dal basso, con una ramificazione territoriale e con più teste pensanti, non sia addomesticabile dai poteri forti. E così veniamo al secondo principio: avere teste pensanti significa applicare al proprio interno il principio della democrazia. E solo applicandolo al proprio interno si può proporlo per le istituzioni, il che significa: preferenze alle elezioni, nessuno sbarramento alle forze politiche minori, pari opportunità per tutti partiti nell'accesso ai media in campagna elettorale, accesso del pubblico a sedute e ad atti dei consigli municipali, provinciali, regionali. Ma democrazia significa per i cittadini: pieno accesso alle informazioni e quindi piena partecipazione alle decisioni, uso dei referendum in forma anche propositiva, locali e nazionali, eliminando la necessità del quorum, elezione diretta di tutte le cariche locali (giudici, capi della polizia e dei vigili, provveditori agli studi) sul modello degli Usa. Riteniamo infatti che solo questo riporti il potere al popolo rendendo utile il federalismo, terzo principio del nostro dna.
Non crediamo al federalismo di facciata, fatto di nuove tasse che gli enti locali imporranno a cittadini e imprese, ma senza reali trasferimenti di poteri. Il federalismo lo vogliamo effettivo, con settori di competenza specifici a cui si colleghino imposte specifiche attribuite ad un solo soggetto. Vogliamo, ad esempio, pagare una tassa alla regione sapendo i servizi, a questa attribuiti, che i nostri soldi vanno a coprire. La suddivisione dell'irpef fra stato comuni e regioni non farà altro che rendere difficile l'individuazione dei responsabili di inefficienze e sperperi, aumentando il carico fiscale. Crediamo quindi in un federalismo reale e non fiscale che sappia delegare con chiarezza responsabilità agli enti locali. Un federalismo duro e puro verrebbe da dire, se il termine non fosse stato abusato da chi la durezza (e non solo in tema di federalismo) non sa cosa sia. Ma federalismo non significa aver smarrito il concetto di nazione e di identità nazionale. Abbiamo ben chiaro cosa vogliamo: nessuna subalternità alle culture straniere, siano esse quelle consumistiche di derivazione americana o quelle antilibertarie di origine araba, riconoscimento chiaro e netto delle radici greco-romane e poi cristiane dell'Italia, difesa dei nostri prodotti, delle nostre città; in una sola parola: delle nostre peculiarità.
Per dirla in breve di cosa ci rende italiani, figli di quel paese che già alla fine del medioevo era definito "la terra verde delle mille città", di fronte al vuoto desolante del resto d'Europa. E quelle mille città, ora divenute più numerose e complesse, chiedono a gran voce il rispetto delle loro identità specifiche.
Crediamo che non vadano mortificate nell'appiattimento generale, ma piuttosto esaltate in una sorta di gara al raggiungimento dell' "optimum vivere" civile. Per questo l'identità nazionale significa, per noi, identità locali (regionali e comunali) in un gioco in cui esse si rafforzano a vicenda. Cercheremo di dar voce alle voci che, cantando fuori dal coro, il sistema cerca di azzittire. Sono cresciute infatti in questi anni gruppi che si oppongono al malaffare nei piccoli e grandi comuni, i movimenti spontanei contro iniziative imposte dall'alto (inceneritori, basi militari, cementificazioni, ecc)..
Da parte nostra ci stiamo mettendo tutto quello di cui disponiamo, ed i mezzi iniziano ad arrivare, grazie ad amici e imprenditori stanchi delle vessazioni del sistema. Il resto tocca farlo a voi, cari simpatizzanti, e poi a tutti coloro che non intendono chinare la testa. Il nostro aquilotto si alza oggi per volare lontano, se volete volare con lui è il momento di farsi uscire le ali, altrimenti rimane solo lo strisciare nel fango.











